IL TROVATORE 27 febbraio 2026

 Locandina dello spettacolo 

Serata in gran spolvero al Teatro Verdi di Trieste per la prima de Il Trovatore di Giuseppe Verdi, con libretto di Salvatore Cammarano dal dramma El trovador di Antonio Garcia Gutiérrez! Tutto secondo le aspettative, quantomeno per i miei gusti

Incominciando dalla parte visiva, ho trovato la regia di Louis Désiré molto elegante e calibrata, tetra comme il faut, piena di spunti e numerosi aiuti al dipanarsi della vicenda con due sole piccole pecche: la prima è il tentativo di spiegare o sdrammatizzare la complicata vicenda dei due bambini che era un po' troppo puppentheater e anche involontariamente (forse?) comica, utilizzando il mantello di Ferrando come luogo di azione; la seconda è il mancato approfondimento dei personaggi delle prime parti. Certo è che, quando si hanno cantanti vocalmente importanti, è spesso difficile coinvolgerli dal punto di vista registico e interpretativo ma ho l'impressione che non ci abbia neanche provato. Ho molto gradito l'impianto scenico composto di pannelli mobili e tulle nei primi due atti e di tele in stile post industriale per gli altri due, ad opera di Diego Méndez Casariego perché connotavano situazioni e personaggi, suggerendo e attualizzando in chiave contemporanea senza essere minimamente didascaliche. Suoi anche i costumi ugualmente neutri ma eleganti e suggestivi. Raffinato e incisivo il disegno luci di Patrick Méeus, in verità connotato giustamente di molta ombra e pochi chiarificatori squarci di luce.

Come Il Trovatore richiede, abbiamo avuto delle grandi voci, soprattutto in termini di volumi. Yusif Eyvazov, è un Manrico eroico e incisivo, con tecnica salda e grande volume, ma con un timbro non dei più vari. Anna Pirozzi presenta una Leonora molto statica, specialmente nella sua prima grande aria, per poi riscaldarsi e sfoderare colori, filati e mezzevoci (non può non correre un brivido sulle schiene di noi Callassiani per l'eco di alcune timbriche della divina Maria). Un altro interprete molto statico, dal grande volume ma troppo poco espressivo è il Conte di Luna di Youngjun Park, che qui al Verdi aveva trionfato come sensibile Rigoletto nella scorsa stagione. Daniela Barcellona è Azucena che mi ha poco convinto in Stride la vampa per poi conquistarmi completamente intervento dopo intervento, confermandosi per la grande cantante dal fraseggio pulito, dall'emissione chiara e soprattutto caratterizzando la sua strega in modo nuovo, non invasata ma materna, non grottesca ma composta nell'immenso dolore dell'aver gettato nel rogo suo figlio al posto del figlio del Conte di Luna. Infine Carlo Lepore, un Ferrando veramente convincente sotto tutti i punti di vista. Gli altri comprimari sono stati adeguati e credibili nei loro ruoli.

La direzione di Jordi Bernacer invece mi sembra quella meno vincente dall'inizio di questa stagione, con tempi discutibilmente lenti forse a supporto di qualche cantante, qualche difficoltà nel comunicare con gli artisti sul palco (forse dovuta ai tre scalini della scenografia che eliminano la pendenza del palcoscenico triestino ma nascondono un po' il gesto del Direttore) e, più in generale, poca personalità interpretativa. Ha fortuna perché ormai l'Orchestra del Verdi può suonare le opere dell'intestatario del Teatro anche da sola! Il Coro del massimo triestino sembra un po' rimpolpato nelle sue fila ma soffre anche lui della direzione musicale, nonostante l'indubbia qualità della preparazione svolta dal Maestro Longo. 

Teatro pieno, pubblico plaudente anche se salta molti applausi di chiusura delle arie principali, serata decisamente piacevole e riuscita!

Piccola supplica: perché non si ripristinano gli intervalli come erano previsti? Questi accorpamenti da un'ora e mezzo l'uno non sono proprio piacevoli e non credo che cambi molto tornare a casa mezz'ora prima...











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