martedì 28 novembre 2023

BALLADE 25 novembre 2023

Locandina dello spettacolo 

Ecco, la MM Contemporary Dance Company, andrebbe fatta circuitare con obbligo di Legge in tutti i teatri italiani con almeno una replica per stagione, perché questa è danza di tale qualità che deve essere diffusa e vista da tutta la popolazione! Ancora di più se in scena c'è un capolavoro assoluto come Elegia di Michele Morelli. 

Alcune coreografie sono più intense di altre, alcune sono più ballate, altre ancora sono più o meno riuscite ma quando si è di fronte ad un'opera di altissimo livello ne è conscio anche lo spettatore meno esperto e, infatti, l'altra sera al Teatro Comunale di Cormòns, non volava una mosca durante la replica di Elegia. Enrico ci ha presentato un lavoro pensato dopo la pandemia che rapisce per la bellezza del tutto, dal connubio musicale tra alcune pagine di Frederick Chopin e altre elettroniche di Giuseppe Villarosa che si fondono magicamente una nell'altra ai costumi semplicissimi, quasi invisibili e invece così presenti e preziosi (le nervature dei body!!) disegnati da Nuvia Valestri, dal disegno luci di Carlo Cerri elegante e modernissimo, al soffiato/strusciato della voce di Isidora Balberini che sussurra poesie di Mariangela Balbieri. E la coreografia. Avrò bisogno di rivederla almeno un paio di altre volte per poterne parlare perché i miei occhi, i miei sensi erano rapiti ed estasiati da tanta bellezza: danzatori magnifici, passi costantemente nuovi, fluidità e forza, dolcezza e rigore, slancio e abbandono...no, veramente faccio fatica a sintetizzare. Un immagine su tutte: Nicola Stasi, splendido, solleva da terra Emiliana Campo, afferrandola dal bacino, e continua a raccoglierla, scollandola dal pavimento come fosse un tessuto bagnato...inusuale la presa e sensazionale l'effetto! Ma, davvero, posso solo sminuire attraverso le mie parole e vi supplico: andate a vedere questo gioiello, rincorretelo ovunque verrà ancora replicato...Un piccolo estratto anche se non gli rende assolutamente giustizia! Bravo Enrico e grazie, che meraviglia che ci hai regalato!



Mauro Bigonzetti in Ballade, che chiude il dittico, racconta l'atmosfera dei suoi anni '80 che poi sono anche i miei e quelli di Silvia Califano che ne disegna i gradevoli costumi citandoli dal suo stesso vissuto. Sono gli anni in cui Pier Vittorio Tondelli fa sentire noi gay non più soli ma degni di far parte anche della letteratura contemporanea italiana, contestualizzandoci in una società fatta di abusi di droga, di libertà sessuale e di infinite possibilità, grazie anche ad una classe politica che legittimava tutto, fino a fare esplodere il debito pubblico italiano... Bigonzetti è uno dei coreografi italiani più conosciuti anche all'estero e ben ha fatto Michele Merola a prendere questa coreografia nel repertorio della compagnia. La composizione scorre via piacevole, con il mestiere che Mauro spadroneggia, la sua vis umoristica e la leggerezza che lo contraddistingue.  



Tutto ciò è abitato e vissuto da dieci danzatori straordinari, alcuni proveniente dalla splendida fucina che Michele ed Enrico hanno ideato e continuano ad animare che si chiama Agorà Coaching Project. Doveroso, un obbligo e un piacere citare tutti gli strepitosi danzatori della MM Contemporary Dance Company Emiliana Campo, Lorenzo Fiorito, Mario Genovese, Matilde Gherardi, Fabiana Lonardo, Alice Ruspaggiari, Rossana Samele, Nicola Stasi, Giuseppe Villarosa e Leonardo Zannella. Un ultimo plauso va a Michele Merola, titolare della compagnia che, contrariamente a tanti altri coreografi, cerca di non fare della sua una compagnia solo d'autore ma cede il palco a colleghi fidati e stimati: bravo Michele, talentuoso e generoso, merce rara nell'edonismo contemporaneo.


lunedì 20 novembre 2023

IO MARIA, LEI CALLAS domenica 19 novembre 2023

 Locandina dello spettacolo 

Nel centenario della nascita di Maria Callas, il teatro La Fenice di Venezia sostiene il Festival Venezia in Danza 2023 che presenta una produzione di Točnadanza firmata da Michela Barasciutti, sua direttrice artistica. Nella prestigiosa cornice del Teatro Malibran di Venezia, siamo pronti ad assistere ad un omaggio alla divina, a colei che dichiarava: "Ci sono due persone in me: mi piacerebbe essere Maria, ma devo vivere all’altezza delle aspettative della Callas".

Già all'accensione del primo proiettore (anche per la cura dedicata al disegno delle luci) è riconoscibile la sua personalissima cifra stilistica, fatta di movimenti rarefatti ed eleganti, di suggestioni e di equilibri calibrati, accompagnati dalla colonna sonora preparata, come spesso, da Stefano Costantini.

La narrazione è incentrata su tre aspetti del grande soprano greco: la Maria donna poco amata ma molto amante, la Callas molto amata /odiata e infine Maria Callas, l'insieme delle due personalità, capace di raccontare ed evocare qualunque sentimento attraverso la potenza del suo canto. In scena raffigurano i tre aspetti della Callas, altrettante danzatrici (Sara Cavalieri, Roberta De Rosa ed Erika Melli) affiancate dai tre uomini chiave della Maria donna e cioè Giovanni Battista Meneghini, Aristotele Onassis e Pierpaolo Pasolini (Marco Mantovani, Mirko Paparusso e Giulio Petrucci, anche assistente alla coreografia). Tutti loro hanno assorbito talmente tanto lo stile della Barasciutti da sembrare, in alcuni momenti, lei stessa in scena, soave e lirica come la ricordo. 

Un'ora è volata via tra ricordi in slowmotion, frammenti di vita e di sentimenti, attimi magici e indimenticabili così che Maria è tornata a vivere per noi che tanto la abbiamo amata e di cui tanto sentiamo la nostalgia e la mancanza



sabato 11 novembre 2023

MANON LESCAUT 10 novembre 2023

 Locandina dello spettacolo 

Come siamo diversi e quanto sono diversi i gusti di ognuno di noi...ne ho lette di tutti i colori, quasi tutti insoddisfacenti, su questa produzione di Manon di Giacomo Puccini ma a me lo spettacolo è piaciuto moltissimo! Devo però fare una precisazione: è la prima volta che sentivo e vedevo quest'opera, quindi non avevo alcun modello pregresso di riferimento. Conosco invece bene l'omonimo balletto che riunisce aspetti sia della lettura di Massenet che di quella di Puccini. Ultimo degli ultimi che dovrebbe permettersi di parlare e giudicare (ma tanto lo faccio lo stesso ;-) ho trovato la costruzione dell'opera pucciniana poco chiara, con salti spazio temporali troppo corposi, la parte della lezione di ballo totalmente inutile e situazioni emozionali molto, troppo disparate da un atto all'altro, come se mancasse qualche pagina del romanzo originale di François-Antoine Prévost. Con questa premessa la visione del regista Guy Montavon mi è risultata chiara, congrua e logica, visto che rilegge l'opera spostandola in un immaginario contemporaneo, dove dai tavolini di un chiosco all'aperto del primo atto, passiamo ad un lussuoso salotto, poi in un surreale tribunale e infine in due camere contigue, come lo scantinato in cui alcuni pervertiti costringono le proprie vittime: una dove è rinchiuso Des Grieux e l'altra dove agonizzerà Manon. Nulla mi è sembrato gratuito o non ragionato, anche se frutto di una rilettura ardita e fantasiosa ma cosa chiediamo ad un'artista se non di rileggere, inventare e volare alto?!?

Per cui il mio bravo a Guy Montavon che realizza una regia interessante e uno splendido disegno luci, ai costumi di Kristopher Kempf, che può liberare la creatività soprattutto nella scena del tribunale (ex banchina del porto di Le Havre) dove agghinda gli amici di Geronte/Karl Lagerfeld come un'accolita modaiola in bianco e nero, e alle scene di Hank Irwin Kittel che riesce a creare spazi e volumi originali ma suggestivi con scenografie costruite di grande impatto. 


L'Orchestra della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste suona Puccini così bene e così naturalmente che dovrebbe pensare a cambiare il proprio nome: ineccepibile, veramente, bravi! Forse è anche grazie al gesto della Direttrice Gianna Fratta che si compie questa perfetta alchimia: a volte una donna è capace di trovare il modo di risolvere sottigliezze che sfuggono più facilmente a noi uomini...i miei più vivi complimenti per una produzione veramente esaltante da un punto di vista musicale. Lode e gloria infine a Paolo Longo che ha di fronte a sé un coro in gran spolvero che rinvigorisce e acquista forza stagione dopo stagione: i volumi acustici di tutte le masse e dei solisti facevano a gara per superarsi ma che piacere essere invasi e pervasi quando la musica è suonata bene!


Venendo ai protagonisti la Manon Lescaut di Lana Kos è notevole sul piano vocale, quanto in quello interpretativo: giovane frivola poi annoiata padrona di casa, quindi processata, condannata e sottoposta al supplizio dell'arsura...è stata credibile in ogni passaggio e in ogni singola nota, ma che brava! Spero di vederla presto in qualche altro titolo. 




Roberto Aronica è stato un Cavaliere Renato des Grieux di gran pregio musicale e artistico, migliorando scena dopo scena rispetto a qualche imprecisione iniziale (poco mi è piaciuto nell'ultima scena dove, forse per richiesta registica, l'ho trovato troppo freddo rispetto a quanto stava succedendo aldilà del muro). Il Lescaut di Fernando Cisneros è stato di buon livello e Matteo Peirone un affascinante Geronte di Ravoir, con qualche appannamento vocale ma una presenza scenica inappuntabile. Bene tutti i comprimari dall'Edmondo di Paolo Nevi al musico di Magdalena Urbanowicz, da Nicola Pamio come Lampionaio e maestro di ballo e all’Oste di Giuseppe Esposito. 

Teatro poco pieno ma pubblico plaudente e competente.



giovedì 9 novembre 2023

CHICAGO giovedì 9 novembre 2023

Locandina dello spettacolo 

Se è vero che tutti abbiamo delle preferenze, devo ammettere che "Chicago" è indubbiamente uno dei miei musical preferiti, che sia la versione cinematografica di Rob Marshall o quella teatrale di Bob Fosse: la musica di John Kander, il libretto di Fred Ebb e l'età d'oro del jazz mi piacciono e mi divertono particolarmente. 

La storia può essere riassunta nel bisogno di diventare protagoniste a qualunque costo di alcune ragazze, in questo caso principalmente Velma Kelly e Roxie Hart, disposte a tutto pur di apparire almeno per una volta, sulla prima pagina di un quotidiano. E non importa quale sia la ragione: va bene anche per aver compiuto un omicidio. Nel nostro contemporaneo fatto di social e apparire, questo tema è di un'attualità sconcertante anche se ribalta il dramma che stiamo vivendo legato quasi solo ai femminicidi. Completano la storia avvocati spregiudicati, cronisti poco attendibili e spettatori morbosi.

Inizio col dire che lo spettacolo in generale mi è piaciuto molto, anche se poi scriverò delle cose che potrebbero far pensare il contrario.

Chiara Noschese ha portato in scena la sequenza originale del musical teatrale, unendola visivamente alla versione cinematografica: se quella teatrale di Bob Fosse è molto "spartana", totalmente in bianco e nero, e chiede allo spettatore la capacità di immaginare e ricollocare con la fantasia quanto sta succedendo in scena, questa è un felice connubio tra le due. È aiutata oltremodo dagli strepitosi, coloratissimi, magnifici costumi disegnati da Ivan Stefanutti, incorniciati nella semplice ma ricca scenografia di Lele Moreschi, illuminati entrambi in maniera ineccepibile dal fantasmagorico disegno luci di Francesco Vignati. Chiara è una veterana del teatro musicale italiano e in effetti la sua regia non mostra il fianco a nessuna critica tanto è puntuale, ricca di dettagli, e curata sulla singola costruzione dei personaggi , quanto nell'equilibrio delle masse e dei pesi scenici: brava!


Non ho amato la traduzione e l'adattamento in versi italiani che mi è sembrata molto datata nonché poco funzionale. In merito alle coreografia, mi ha disturbato in diversi momenti l'uso limitato delle braccia dei ballerini, costretti a non usarle dai gomiti in poi o a tenere spesso le mani chiuse a pugno o in piccoli gesti non fondamentali o coerenti alla situazione.

Venendo al cast posso dire che, a parte una eccezione, è superlativo. A partire dalla Mama Morton interpretato dalla stessa Chiara Noschese, con voce e presenza da regalare, alla splendida Roxie Hart interpretata da una deliziosa Giulia Sol. Nel comparto maschile la gara tra Brian Boccuni, beffardo e potente nel ruolo dell'avvocato Billy Flynn, Cristian Ruiz, che scolpisce un Amos Hart da brivido con tanto di applausi a scena aperta, e Luca Giacomelli Ferrarini, una Miss Mary Sunshine che potrebbe interpretare diversi ruoli da soprano nei nostri teatri d'opera sorprendendo critici e pubblico, è aperta e non saprei proprio a chi dare lo scettro. 



L'ensemble trasuda energia, presenza e capacità in ogni singola scena o controscena che sia e li cito tutti con piacere: Federica Basso, Camilla Esposito, Anna Foria, Lorissa Mullishi, Vittoria Sardo, Carolina Sisto, Camilla Tappi, Pietro Mattarelli, Giovanni Abbracciavento, Mattia Fazioli, Alfonso Maria Mottola, Kevin Peci, Andrea Spata, Raffaele Rudilosso, Veronica Barchielli e Ilario Castagnola.

Non chiedetemi nulla di Velma Kelly, vi prego.