sabato 10 gennaio 2026

SERATA PETIT/WHEELDON/PASTOR venerdì 9 gennaio 2026

Locandina dello spettacolo 

Vedere questa produzione del Corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma qui, al Teatro Verdi di Trieste, mi ha fatto sentire orgoglioso di aver fatto parte di entrambi questi teatri! Non posso che plaudere a questa nuova e spero prolifica collaborazione! Si, perché la compagnia romana dedicata all'arte di Tersicore merita decisamente di andare in tournée per pulizia degli ensemble e professionalità dei danzatori!

Rumors sulla severa direzione condotta da Eleonora Abbagnato girano da anni, fino alle proteste divenute di pubblico dominio durante la stagione estiva 2019 a Caracalla ma credo che la situazione sia migliorata per i danzatori, perché il risultato visto in scena è di indiscussa qualità. Anche durante la direzione Vaziev a La Scala di Milano ci furono accuse di durezza e poca deontologia tra le parti ma sono convinto che i danzatori italiani abbiano abbandonato la sindacalizzazione per capire che solo il duro lavoro in sala porta risultati eccellenti in scena!

Così è stato ieri sera, vedendo in scena assiemi commoventi nonostante fisicità tanto diverse, punte dei piedi stesi fino a superare i limiti della propria natura e un repertorio di casa in tutte le compagnie internazionali di indiscutibile qualità. 

Apre la serata un duetto che Roland Petit confezionò su misura per una matura Maja Plisetskaja che alla creazione aveva la stessa età attuale della Abbagnato. Presenza scenica, mestiere, lirismo e charme sono forse anche meglio degli anni giovanili della danzatrice siciliana ma la partnership con uno splendido Giacomo Castellana non sembra decollare del tutto. 



Di Whitin the golden hour non c'è bisogno che io racconti, visto che penne molto più autorevoli della mia hanno già versato fiumi di inchiostro che potrete facilmente trovare sul web, ma si conferma come un vero gioiello cromatico, ricco di sfumature e di nostalgia, amplificata anche dal pensare alla prematura scomparsa di un talento come quello di Ezio Bosso, autore delle musiche originali e direttore stabile anche del massimo triestino. Sono stati tutti bravi e adeguati gli interpreti, dalle coppie principali al corpo di ballo, ma vorrei citare il duetto maschile di Simone Agrò e Mattia Tortora e il delizioso quartetto femminile immagino composta da Flavia Stocchi, Giovanna Pisani, Eugenia Brezzi e Marta Marigliani che, invece, è stato l'unico a non essere stato gratificato da un meritato applauso: giustizia è fatta!



Segue Le Combat des Anges un passo a due maschile che ho molto amato nei miei anni giovanili tratto da Proust ou les intermittences du cœur, sempre ad opera di Roland Petit. Forse sono cambiato io o sono cambiati i tempi ma ha perso molto della carnalità e della tensione erotica che lo permeava e  contraddistingueva. Michele Satriano e Simone Agrò fanno di tutto per cercare di accontentarmi ma non riesco a trovare altro dietro a tecnica solida e indiscutibile atletismo.



Chiude la serata una versione del Bolero di Maurice Ravel di grande musicalità ma di nessuna presa artistica: impossibile non sovrapporre a questa musica mastodontica l'immagine del magnetico tavolo rosso ideato da Maurice Bejart, calcato da un affabulante danzatore o danzatrice. Claudio Cocino e Marianna Suriano si spendono come pochi e sono splendidi, così come tutto il corpo di ballo unisono, come già scrivevo, fino alla commozione ma, a parte un breve passaggio elettrizzante di Valerio Marisca, la coreografia non arriva a  vibrare con la potenza della musica.



L'Orchestra del Verdi di Trieste, condotta da David Garforth, evidenzia l'ecletticismo dei suoi componenti, capaci di passare da Mahler a Ezio Bosso, da Vivaldi a Ravel, a Fauré senza perdere qualità: bravi!

Concludendo: la compagnia è veramente in ottima forma con ranghi rispettabilissimi a tutti i livelli, la precisione e gli assiemi sono ineccepibili, il palcoscenico del Verdi andrebbe adeguato anche agli spettacoli di danza, evitando che i salti o le punte risuonino come su una grancassa, il pubblico ha applaudito generosamente e con competenza, la sala era abbastanza piena e...viva la danza!



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