mercoledì 15 maggio 2024

GISELLE martedì 14 maggio 2024

Locandina dello spettacolo 

Prima di raccontarvi del debutto di Giselle al Teatro Verdi di Trieste da parte della SNG di Lubiana, vorrei condividere una breve riflessione.

Eravamo in un palco di pepiano con una elegantissima signora in abito lungo e voluminoso (con al polso un modernissimo e iperconnesso orologio di plastica nera che si illuminava costantemente...mah!?!). A parte questo fastidio su cui ho taciuto (anche perché la signora continuava a coprirlo con l'altra mano appena si illuminava...allora perché tenerlo al polso? ri mah?!?) nell'intervallo ho chiesto loro che cosa avevano capito della vicenda. Ovviamente quasi nulla tant'è che, avendo preso il programma di sala, si erano precipitati a leggerlo per meglio comprendere. Avevano capito che Albrecht fingeva di essere qualcun altro, che Giselle era morta per essere stata presa in giro ma nulla della sua salute cagionevole o del racconto di Bertha in merito alla leggenda delle Villi. Mi domando come si possa fare per non lasciare gli spettatori nel dubbio di aver compreso, con il pericoloso rischio che la prossima volta non tornino a teatro...a nessuno piace sentirsi ignorante e non capire si trasforma in un'esperienza indubbiamente negativa. La mimica del balletto è frutto di abitudini e tradizioni che poco hanno a che vedere per esempio con il nostro italico gesticolare. Nel mondo del melodramma i soprattitoli hanno indubbiamente semplificato la comprensione del testo che, anche se in italiano aulico, risulta essere comprensibile e aiuta a seguire lo svolgersi della vicenda. È un'eresia pensare di soprattitolare le scene mimiche dei balletti ottocenteschi? Faccio fatica io che vivo in questo mondo da sempre a capire il significato di certi gesti...

Detto ciò, il lavoro che ha fatto José Carlos Martinez nel rimontare questa sua versione per la compagnia slovena è di buona fattura artigianale anche se si limita a riordinare qualche sequenza coreografica (ad esempio introducendo una mini sequenza di danza di carattere nel passo a sei delle amiche di Giselle o qualche variazione nella scena delle vendemmiatrici, introducendo anche i danzatori) e non ad una profonda e/o radicale rilettura del capolavoro ottocentesco come hanno fatto ad esempio Mats Ek o Akram Khan in passato. Nulla di male ma scrivere sul programma di sala "coreografia di" mi sembra decisamente fuori luogo, oltretutto senza neanche citare i vari coreografi di cui si usano intere sequenze coreografiche. È un po' come se io riproponessi La Traviata di Corrado Canulli-Dzuro usando la musica di Giuseppe Verdi o il testo di Francesco Maria Piave senza citarli.

A parte questo, lo spettacolo è piacevole, come un'artista del calibro di Martinez deve garantire. I costumi di Inaki Cobos Guerrero sono tradizionali ma magnifici, di bella fattura e grande eleganza (solo un po' troppo voluminosi i tutù romantici dell'atto bianco che ingoffano e nascondono troppo per i miei gusti); un po' più essenziali le scene che interrompono anche l'illusione visiva alternando quinte scenografate a quelle nere tradizionali; elegante e adeguato anche il disegno luci di Andrej Hajdinjak.

Il direttore d'orchestra Ayrton Desimpelaere è il Direttore che tutti noi danzatori avremmo voluto e vorremmo avere: respira assieme ai Primi ballerini, segue e conosce la coreografia, rallentando e appoggiando dove serve, oltre ad aver riletto dei dettagli e dei colori della partitura che non avevo mai sentito prima, L'Orchestra del Verdi lo segue diligente ma con il poco interesse che dimostra per le partiture da balletto, con i soliti problemi negli ottoni, che sono invece assenti nelle recenti produzioni di Verdi e Rossini...misteri!

Venendo alla Compagnia della SNG Opera in Balet Ljubljana, che sostengo da anni per la qualità e la versatilità, si dimostrano nel complesso ampiamente in grado di affrontare il grande repertorio classico anche se, specialmente nei ruoli solistici, inizia a mostrare il fianco della politica di tutela sindacale dei suoi danzatori che sono costretti ad andare in scena fino all'età della pensione. Nonostante questo, la precisione del Corpo di Ballo è assolutamente encomiabile! Evidentemente la direzione di Renato Zanella e di validi maitres porta i suoi frutti. Anche se è stato deludente vedere solo dodici Villi in scena: il palcoscenico del Verdi non è una piazza d'armi ma in diciotto ci sarebbero state senza problemi.


La scelta di accogliere la coppia di Primi Ballerini, transfughi dalla Russia putiniana, formata da Anastasia e Denis Matvienko si rivela fondamentale in questa produzione. La Matvienko dimostra la grandezza della scuola russa nel forgiare i suoi danzatori a colpi di tecnica e di repertorio della danza classica cosicché ogni interpretazioni parte da uno standard qualitativo altissimo e indiscutibile. La sua Giselle è perfetta, lieve ma al contempo terrena, anche se manca un po' di giovanile freschezza. È accompagnata dal valido Albrecht di Kenta Yamamoto, affidabile partner che riesce a strappare al pubblico triestino l'unico applauso a scena aperta durante la lunga sequenza di entrechat six della fine del secondo atto. Hylarion è interpretato mirabilmente da Denis Matvienko: mai visto una presenza scenica migliore in questo ruolo! Un po' meno l'esecuzione tecnica. Solidissimi invece, anche di presenza scenica, Filip Juric nel passo a due dei contadini del primo atto e Erica Pinzano, una Moyna indiscutibile come mai prima! È un ruolo da solistina dove spesso manca la capacità di sostenuto o la fluidità nell'atterraggio dai salti ma Erica si è dimostrata indiscutibile a tutto tondo: brava!

Sala con molti posti vuoti, pubblico plaudente e competente

lunedì 6 maggio 2024

LA CENERENTOLA venerdì 3 maggio 2024

Locandina dello spettacolo  

E niente: la potenza antidepressiva delle opere di Rossini dovrebbe essere riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità!! Impossibile uscire tristi dopo l'ascolto....e quanto è divertente il belcanto! Sono da sempre un sostenitore della tecnica in generale che, nel mondo dell'arte, garantisce piena libertà di espressione all'esecutore: stasera ne abbiamo sentiti di bravi!

Preferisco concentrarmi sulla parte musicale perché quella visiva l'ho trovata uno strano pastiche, piuttosto sconclusionata. Non è il primo spettacolo cui assisto firmato da quel mirabolante genio dell'animazione e dell'illustrazione che è stato Lele Luzzati ma, anche stavolta, non ha toccato le mie corde. La cifra infantile e naif non si sposa con il mondo "matematico" della musica di Rossini. Ancora meno hanno aiutato costumi poco in sintonia con le scene, luci che andrebbero chiamate fosche ombre e una regia molto prevedibile che probabilmente ha reso il miglior servizio alle sei comparse maschili in scena. 

I coristi sono stati noiosamente costretti a muoversi costantemente come automi ma sembrano rinvigoriti nel numero (anche se non se ne trova conferma nell'elenco pubblicato sul programma) e lo si percepisce anche dal volume che riempie tutta la sala del Teatro Verdi: lode al Maestro Paolo Longo che continua ad animarli e a domandare integrazioni, immagino. 

Ancora meglio l'Orchestra della Fondazione lirica Giuseppe Verdi di Trieste che ormai sembra a proprio agio affrontando qualunque autore, merito anche di un Direttore straordinariamente attento quale Enrico Calesso: è un vero piacere, ogni tanto, togliere lo sguardo dal palcoscenico e vedere l'eleganza e la partecipazione con cui conduce la sua Orchestra.


Ma vengo ai cantanti che sono stati TUTTI di indiscutibile bravura. Da Laura Verrecchia, un Angelina austera ma vocalmente generosa e tecnicamente potente, al Don Ramiro di Dave Monaco, tenore che sale negli acuti senza mostrare alcuna fatica o strozzatura; dal marpionesco Don Magnifico di Carlo Lepore, presente vocalmente e scenicamente, allo strepitoso Dandini di Giorgio Caoduro, un belcantista con i controfiocchi, capace di sillabati da manuale e di briosa e intelligente presenza scenica; senza trascurare le deliziose sorellastre Tisbe e Clorinda, rispettivamente Carlotta Vichi e Federica Sardella, concludendo con il solido Alidoro di Matteo D'Apolito. Insomma coté musicale di altissimo livello!


Sala pienotta, pubblico contento: bella stagione Sovrintendente Polo!





GRAND FINALE sabato 4 maggio 2024

Locandina dello spettacolo 

Non c'è niente da fare: Maša Kolar come Direttrice non sbaglia un colpo! E anche questa nuova produzione, che chiude una stagione molto felice nella storia del Ballet CNT Rijeka, centra il colpo, posizionandosi come uno spettacolo dai molteplici livelli di lettura.

Forse è il sapere che il coreografo Nadav Zelner è israeliano che influisce sul mio pensiero ma credo sia indiscutibile che questi 55 minuti di spettacolo possono essere goduti come solo movimento ma anche cercando paralleli con la storia che ci avvolge e coinvolge in questo periodo: guerre, esodi, migrazioni, sofferenza, emarginazione. 

Il titolo completo della produzione è "Grand Finale: la tartaruga e la cabina telefonica" e sono in effetti entrambe delle vere protagoniste. Tutti i danzatori indossano un carapace che forse è uno zaino, forse una casa portatile dove conservare quello che serve nel pratico e alla memoria, anche se alla fine si rivela essere soltanto un piumino da indossare, per ripararsi. Invece solo alcuni di loro entreranno nella vera cabina telefonica piazzata in proscenio, a sinistra, dove comunicheranno a turno con amici e parenti lontani raccontando di gioie e dolori, di novità e di nostalgie, riuscendo a giungere ai nostri cuori anche se parlano lingue diverse dalla nostra e i soprattitoli sono solo in croato...

Il linguaggio coreografico di Zelner è molto interessante e personale, tant'è che è quasi impossibile classificarlo in uno stile preciso, visto che non è propriamente contemporaneo né hip hop, ma ha indubbiamente la forza e la capacità di arrivare dove vuole, raccontando storie e scuotendo gli animi.

È uno spettacolo difficile da raccontare per le molteplici immagini e suggestioni, per la velocità a cui viaggia e perché va vissuto personalmente, individualmente. 

I danzatori - magnifici tutti! - sono stati Thomas Krähenbühl, Federico Rubisse, Valentin Chou, Ali Tabbouch (questi due protagonisti di due bellissimi assoli, cucitigli addosso con perizia sartoriale), Alejandro Polo, Álvaro Olmedo, Laura Orlić, Mio Sumiyama, Janne Boere, Noa Gabriel Siluvangi, Soyoka Iwata e Maria Matarranz de las Heras (strepitosa nel suo momento nella cabina telefonica!).


Molto belli i costumi di Maori Zabar dalle eleganti cromie, strepitoso il disegno luci di Dalibor Fugošić che illuminava un suggestivo impianto scenografico urbano di Eran Atzmon.

Teatro pieno, pubblico esultante con ridda di applausi e la sensazione che Fiume/Rijeka sia una capitale nordica piuttosto che una cittadina della provincia croata...