lunedì 11 ottobre 2021

APOLLON MUSAGETE/OEDIPUS REX sabato 2 ottobre 2021

 Locandina dello spettacolo 

È stata una scelta audace e intelligente quella di mettere assieme due pagine stravinskiane così dissimili ma così interessanti, per aprire la stagione dello Slovensko Narodno Gledalisce o più facilmente il teatro d'opera e balletto di Lubiana.

Rocc, già direttore artistico del teatro, ha da sempre una grande attenzione alla messa in scena contemporanea, al nuovo. L'ha già dimostrato in diverse regie innovative per quanto concerne il teatro musicale sette/ottocentesco e non potrebbe essere diversamente affrontando la musica di un compositore del novecento. In entrambi i brani non possiamo evitare di vederci rappresentati nelle nostre ansie, nelle frustrazioni di cui incolpiamo sempre agenti esterni, incapaci molto spesso di ammettere che tutto deriva soltanto dalla nostra incapacità di nominare realmente quanto ci accade, di affermare la verità. Rocc è magistralmente assistito dalle coreografie di Renato Zanella che hanno il pregio di restituire ruolo e dignità ad un gruppo di danzatori ancora in forza alla SNG di Lubiana ma, per questioni anagrafiche, ormai in qualche difficoltà a misurarsi in ruoli o passi pensati e destinati a giovani danzatori.




Così, come fece magistralmente Kylian negli anni 80/80, ritroviamo il talento e la forza interpretativa di artisti di grande spessore, che scolpiscono una serie di personaggi e narrano caratteri e vicende, offrendo una diversa chiave di lettura di due pagine musicale di notevole successo: Apollon Musagete e Oedipus Rex.




Non possiamo che applaudire la bravura di Georgeta Capraroiu, Regina Križaj, Barbara Marič, Barbara Potokar, Mateja Železnik, Ursa Vidmar, Iulian Ermalai, Tomaz Horvat, Gaj Rudolf e Gregor Gustin interpreti unici dell'Apollon, affiancati da una compagnia di canto dove, tra qualche alto e qualche basso, svetta su tutti la prestazione di Peter Martincic e Nuska Drascek Rpjko, assieme a Branko Robinsak, Sasa Cano, Janko Volcansek, Matej Vovk, Janja Majzelj (strepitosa!) e Bratislav Ristic.

Che possa essere finalmente una stagione ricca e serena!

domenica 19 settembre 2021

SERATA VIENNESE/DUNAJSKI VECER venerdì 3 settembre 2021

 Locandina dello spettacolo 


La "Serata Viennese" che la compagnia di ballo del Teatro Nazionale Sloveno di Lubiana ci ha proposto, è stato un successo sotto svariati punti di vista.

Il primo è che ha visto il debutto ufficiale del nuovo Direttore della Compagnia, l'italiano Renato Zanella, veronese, a lungo nello stesso ruolo per il Balletto della Staatsoper di Vienna, diventando poi Direttore di tutti i complessi artistici. Debutto riuscitissimo, specialmente grazie a "Alles Walzer", probabilmente il suo titolo più conosciuto e riuscito.

 Il secondo è che lo spettacolo è stato ospitato nell'immensa Gallusova Dvorana dello Cankarjev Dom che, nonostante il contingentamento delle sedute, sembrava piena e festosa come "ai bei, vecchi tempi...", emozione che temo continuerà a stupirmi ancora per un po'.

Terzo perché la Compagnia, nonostante la devastante pandemia che abbiamo vissuto e i relativi "apri&chiudi", si è presentata in splendida forma: affiatata e coesa come ricordavo e sottolineo sempre con piacere.

La serata è iniziata con "Opus 73" sul Concerto per pianoforte e orchestra n° 5 di Ludwig Van Beethoven, magistralmente eseguito dall'Orchestra dello stesso Teatro, diretta dalla bacchetta internazionalmente nota ed esperta di Kevin Rhodes. È una composizione coreografica raffinata, imperniata su quattro intensi passi a due, splendidamente eseguiti dai Primi Ballerini e Solisti della Compagnia. Mi sono rimaste impresse la maschera tragica di Rita Pollacchi e la classe di Kenta Yamamoto, l'enigmatica eleganza di Tjasa Kmetec e la maestria di Petar Dorcevski, l'elastica fluidità di Nina Noc e la dolcezza di Luchas Zuschlag, l'effervescente esecuzione di Marin Ino e la possenza di Filp Juric. 



 
 


Non amando Beethoven, ho trovato la coreografia un po' fiaccata dalla durata nella parte centrale, ma la maestria e il sapere di Renato Zanella hanno saputo risvegliarci attraverso la vista. Le note del programma di sala rivelano che Zanella si è fatto ispirare dalla lettera "Amata immortale" che Beethoven scrisse poco prima di iniziare la composizione di questo concerto e dedicata ad una donna che è tuttora misteriosa, assieme a quattro aspetti che voleva scandagliare coreograficamente - potere, mistero, passione e gioia - indubbiamente riconoscibili nei quattro passi a due di cui sopra. Molto eleganti i costumi ad opera di Anne Marie Legenstein e Alexandra Burgstaller, con preziosi ricami e intarsi posati su leggerissima rete che impreziosivano ancor di più i sinuosi corpi delle danzatrici. Di grande effetto gli innumerevoli pendoli sospesi ad ingombrare e delimitare lo spazio scenico. 



Il brano che chiudeva la serata è il celeberrimo "Alles Walzer" di Renato Zanella, creato per lo Staatsballet di Vienna nel 1997. Come già scrivevo è il suo cavallo di battaglia, e si capisce velocemente perché: brioso, spumeggiante, pieno di danza e di trovate, chiuso da un tocco di lirismo sullo splendido Adagetto dalla Quinta Sinfonia di Gustav Mahler. Riecheggia la belle epoque, l'Austria Felix ma anche il settecento che vedeva ascesa e discesa di Wolgang Amadeus Mozart, insomma tutto l'adorabile cliché austriaco, ben condito e immalinconito da una lacrima finale, in bilico tra nostalgia e puro sentimento. Si susseguono diversi "numeri musicali" ad opera degli Strauss padre e figli, che esaltano velocità, virtuosismi e musicalità nei danzatori della compagnia slovena. Indimenticabili "Lunga vita all'Ungheria" danzato dai solisti e dal corpo di ballo maschile; il delicato e comico "Vita d'artista" visto secondo il canone classico e quello moderno; il brillante trio maschile "Leichtes Blut" con gli strepitosi Kenta Yamamoto, Filippo Jorio e Thomas Giugovaz; il già citato, splendido passo a due sulla musica di Mahler, danzato dai delicatissimi Nina Noc e Kenta Yamamoto. 




Come d'abitudine alla SNG, questo dittico verrà ripreso nella seconda parte della stagione, dal 7 al 13 aprile del 2022: vale la pena di programmare una gita per vederlo!

lunedì 26 luglio 2021

ELEGIA DI THOMAS CHE AVEVA IL CASCHETTO BIONDO sabato 24 luglio 2021

 Il sorriso.

Anche perché sorrideva spesso e con piacere.

Si, la cosa che più ricordo di Thomas bambino era il sorriso aperto e solare che ha ancora. E un bellissimo caschetto biondo, frutto di lunghe estati al mare, che incorniciava un musetto adorabile. E poi quanto era chiuso - parlando in termini danzerecci, mi riferisco alla poca apertura ed elasticità delle gambe - ma quanto ballare fosse un piacere fisico, un istinto irrefrenabile, un bisogno innato anche per lui. Come me, alla sua stessa età.

Ne è passato di tempo e di strada, prima andando all'Accademia del Teatro alla Scala - accompagnato e sostenuto dalla sua intrepida e inossidabile nonna - poi in America per danzare, in Cina e infine a Lubiana, quasi a casa, insomma. Ma Tommy non si è mai dimenticato di Trieste e neanche di noi, dove ha iniziato a muovere i primi passi, guidato da Silvia Califano. Ad ogni ritorno, è sempre passato per un saluto, per fare lezione o anche solo per un abbraccio veloce e questo la dice lunga su chi è, sui suoi valori umani, su come è stato cresciuto.

È andato via di casa a 11 anni per vivere a Milano, città ben più complicata di Trieste, lontano dall'abbraccio di mamma e papà ma volenteroso di farcela. E così è stato. Ha conquistato un'apertura (vedi sopra) invidiabile, di cui ha fatto ampio sfoggio nel passo a due dal terzo atto del Don Chisciotte che ha danzato ieri sera al Castello di San Giusto, volando in un paio di grand ecart da brivido. Oltre a ciò era sicuro, presente, con lo sguardo vivido, curioso e intelligente che lo contraddistingue e che arrivava dritto fino a noi, in platea. Thomas ha "spaccato" per sicurezza tecnica, per padronanza del mestiere, per bellezza e per presenza. Ha portato in scena un pas de deux che, generalmente, chiude i galà per briosità e spettacolarità. In questo caso ha dovuto riscaldare la platea essendo stato posizionato in apertura di serata, ma non è stato un problema. Anzi. Ha un po' velato quello che seguiva, come spesso succede dopo un'emozione forte.

Ed è su questo che vorrei soffermarmi, sulla capacità di Thomas di emozionare, di coinvolgere. 

Ce l'aveva sin da bambino. Lo ricordo ancora al centro di un cerchio di compagne che danzavano e gli occhi degli spettatori erano tutti per lui: in divisa turchese e oro da postino di altri tempi, doveva consegnare a Cenerentola l'invito al ballo, nel saggio di fine anno del 2007. Le altre ragazze si muovevano e tu guardavi lui, perché era gioia di vivere. Felicità di danzare. E lo è tuttora.

Questa dote, unita alla caparbietà, alla lungimiranza di progettazione, al carisma e alla bellezza, gli regaleranno ancora tutti successi che vorrà raccogliere, sul palcoscenico, come nella vita, mantenendolo sempre e per sempre un uomo dal cuore grande e generoso e, per me, il sorriso indimenticabile incorniciato dal caschetto biondo.

Vola Tommy, vola.

martedì 13 luglio 2021

IL LAGO DEI CIGNI martedì 13 luglio 2021

 Locandina dello spettacolo 

Non vi tedierò raccontandovi quanto è stato emozionante poter tornare finalmente in teatro, nel mio Teatro Verdi, qui, a Trieste...vi dirò invece di correre ad accaparrarvi un biglietto perché è una bella produzione, come raramente così vicino! Alla prima di stasera il teatro era in sold out ma mi ha fatto male al cuore vederlo così, mezzo vuoto...500 posti sui circa 1.300 disponibili...finirà.

Ma andiamo con ordine.

Riponevo poca, pochissima speranza di vedere uno spettacolo soddisfacente: molto spesso le "compagnie russe" di giro hanno un buon corpo di ballo, generalmente un po' stagionato, e solisti e primi ballerini altalenanti. Stavolta siamo di fronte ad una compagnia di ottimo livello in tutti i ranghi, con un allestimento suntuoso ed elegante: niente di meglio per ricominciare ad andare a teatro!

Non conoscevo affatto la Compagnia di Balletto Ucraina della città di Leopoli ma ora mi resterà impressa per essere la prima compagnia dell'est che vedo aver fatto propria la finezza del lavoro del metatarso! 

Mi spiego meglio. 


Generalmente le danzatrici di impostazione sovietica hanno la tendenza a salire e scendere sulle punte dei piedi senza usare il passaggio intermedio della mezza punta, che rende il gesto atletico ed artistico più vellutato ed elegante, a mio modesto parere. Sono quindi sorpreso nell'aver visto che tutta la compagnia presta questa attenzione, evidentemente cara al Direttore e ai vari maîtres de ballet. Dettagl,i ma importanti per chi conosce questo mondo. Gli artisti che compongono la compagnia sono meno uniformi di quelli delle maggiori compagini russe ma sono coesi, vanno assieme che è una meraviglia e, pur non avendo piedi e gambe strepitosi, padroneggiano il mestiere e il palcoscenico con grande maestria.


L'allestimento è fiabesco ma di gusto, senza eccedere in costumi troppi sgargianti, pur essendo carico di paillettes e orpelli. Lo stesso dicasi per le scene dipinte e di buona qualità, esenti dalle tipiche "pieghe" che funestano i fondali delle compagnie di giro. La coreografia è originale per quanto riguarda il secondo atto mentre è rimaneggiata con gusto negli altri. Musicalmente, sono sobbalzato sulla poltrona per dei tagli musicali inaspettati mentre adorerei, prima o poi, poter ascoltare la consequenzialità dei numeri così come pensata dal Genio di Pëtr Il'ič Čajkovskij e non come maleducatamente viene modificata e impastata da anni e anni di tradizione ballettistica... 

Venendo agli artisti, Natalia Matsak è un'ottima, eccellente Odette/Odile, tenera e con braccia strepitose negli atti bianchi, così come seduttrice e temperamentosa nel passo a due del terzo atto: ha dalla sua una bellezza che ne fa anche una modella acclamata. Ugualmente bello e principe in ogni movimento il Sigfried di Denys Nedak: elegante, dotato di accattivante presenza scenica e di solido mestiere, abbaglia la platea sin dal suo primo ingresso. Molto prestante e finalmente danzante nella sobrietà di un costume che non lo trasforma in un mostro da cartone animato il Rothbart di Yevheniy Svetlitsa. Bene tutti i solisti che sono troppi per essere citati tutti ma, come scrivevo prima, carichi di mestiere e di stile.

L'Orchestra della Fondazione Lirica è nelle mani del Maestro Yuriy Bervetsky che segue e asseconda magnificamente gli artisti, i suoi artisti visto che è il Direttore del Teatro di Leopoli, ma che forse avrebbe avuto bisogno ancora di una lettura o di qualche prova d'assieme in più per evitare qualche svisatura. Emergono solisti, anche grazie alla nuova sistemazione dell'orchestra che riduce un po' la platea ma mostra il corpo di Stefano Furini, primo violino, vivere la musica con un trasporto che distoglie il mio sguardo dalla scena. Così come gli assoli per arpa di Marina pecchiar o l'oboe di Francesca Guerra incantano le mie orecchie.

Grande, grandissima serata: grazie alla Fondazione del Teatro Lirico Giuseppe Verdi per questo bel regalo!!