ONEGIN sabato 21 febbraio 2026
È un bellissimo teatro, quello del Teatro dell'Opera di Budapes, giustamente grandioso e magnificente, essendo stato IL teatro d’opera della grande capitale dell’impero austroungarico: ori, decori e una meravigliosa scalinata che gareggia chiaramente con quello di Palais Garnier a Parigi e con la Staatsoper di Vienna!
Tutto è mantenuto con cura e sono rimasto colpito dalla soluzione
trovata dalle maestranze tecniche per non devastare la bellezza della sala con
troppi corpi illuminanti appesi: sono state create due apposite strutture in
metallo che si protendono dall’interno dei palchi di proscenio, dove sono
appesi quattro proiettori a testa mobili per fungere da frontali; sotto gli
stessi palchi due teste mobili speculari servono da ribalta; altri pezzi,
sempre mobili, sono nascosti in galleria….veramente ingegnoso, ammirevole ed
elegante, bravi!
Passando alla scena, Onegin è indubbiamente uno dei
balletti narrativi contemporanei più riusciti, nonché uno dei miei preferiti:
ogni volta aspetto fremente che scorrano i tre atti per godermi quel capolavoro
che è il passo a due finale di Tatiana e Onegin. John Cranko ha
saputo ridurre e raccontare in movimento l’omonimo dramma scritto da Pushkin,
creando un crescendo emotivo che è una struttura solida e inossidabile per
qualunque danzatore, tanto riuscita è la scrittura coreografica, quella
drammaturgica che è impossibile fallire. Anche questa ripresa curata e
supervisionata da Tamas Detrich e Reid Anderson segue alla lettera quanto
creato dal coreografo americano nel 1965 per la divina Marcia Haydée, Ray
Barra, Egon Madsen e Ana Cardus.
Il lavoro sulla compagnia è accurato, denota grande coesione
tra le fila dei danzatori e mette in evidenza, come giusto, le personalità dei
solisti scelti. Gergő Ármin Balázsi è un Onegin la cui espressività
viaggia più attraverso la postura del corpo che l’espressività del viso ma
riesce ugualmente ad imporsi come lo sprezzante che si pente troppo tardi,
mentre Maria Yakovleva, che interpreta l’inesperta
e sognatrice Tatiana, è una danzatrice più completa e riesce ad evolvere
il personaggio fino al finale dove solo la sua grande forza d’animo la sorregge
nel respingere l’offerta amorosa dell’uomo di cui si era innamorata da giovane.
Il Lensky di Viachaslau Hnedchyk è dotato di tecnica salda e pulita come
il ruolo richiede, così come la Olga di Yuki Wakabayashi coniuga perfettamente
civetteria e presenza. Luca Massara disegna un dolce, paziente ed elegante
Gremin Ma, come già dicevo, tutta la compagnia esegue la coreografia con
attenzione, rispetto per i tempi musicali e i disegni coreografici, rendendola
una creazione sempre viva e piena di verve.
L’allestimento scenografico e costumistico della compagnia magiara ad opera di Thomas Mika è di grande sobrietà e conseguente eleganza, evita ridondanti didascalismi e riesce perfettamente nell’intento di ricreare i luoghi dove si svolgono le sei scene di cui si compone il balletto, suggerendole piuttosto che imponendole visivamente. I costumi sono d’epoca ma ugualmente lineari. Entrambi sono perfettamente illuminati dal curato disegno luci di Steen Bjarke. Il veterano della scena internazionale di danza Paul Connelly, dirige magnificamente l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Budapest, con mano attenta ed esperta ai tempi che servono ai danzatori mentre gli orchestrali seguono con rispetto e senza smagliature le meravigliose pagine musicali di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, arrangiate da Kurt-Heinz Stolze.
Teatro gremito in ogni ordine e posto, pubblico attento,
educato e plaudente con un vezzo, tutto magiaro, di allearsi in un ritmo comune
di applauso che sale in un crescendo rossiniano, a rendere chiaro agli artisti
l’apprezzamento per la prestazione appena resa: adorabile!
Le foto sono di Valter Berecz.






Commenti
Posta un commento