I TRE MOSCHETTIERI sabato 31 gennaio 2026

 Locandina dello spettacolo 

Entrando in sala non può non essere notato, essendo il sipario aperto, l'ingombrante ponteggio da cantiere che invade il palcoscenico e sorge il dubbio di aver sbagliato serata. No, invece, è tutto giusto. È da lì, dal gruppo di operai che, trovato un libro e iniziato a leggerlo, parte il racconto dei Moschettieri del Re, trasformando la lettura in performance, portandone in evidenza il messaggio universale del tutti per uno, uno per tutti! Tant'è che, appena viene cantato questo famoso giuramento, scatta l'applauso del pubblico! Applausi che saranno tanti a sugellare la fine di ogni brano cantato e, considerando che è veramente un'opera pop, la quantità di applausi è stata davvero tanta.

Valori universali come l'amicizia e la fedeltà sono alla base del romanzo di Dumas che il potere religioso, quello economico e l'acrimonia umana cercano sempre di annientare. I tempi odierni ne sono l'esempio pratico e infinito. La lettura registica di Giuliano Peparini, sostenuta dalle prestanti coreografie di Veronica Peparini e Andreas Muller, è scoppiettante, effervescente e non trascura nessun piano di lettura o di approfondimento. Ovviamente, vira verso il musical per cui tutto viene spettacolarizzato e rari sono i momenti intimistici, generalmente legati a duetti di approfondimento dei caratteri dei personaggi. Peparini ha talmente tante idee che corre il rischio di essere ridondante come, ad esempio dei tubi che scendono dalla soffitta a simulare una cancellata per poi diventare delle alabarde, una croce e altro ancora. Gli stimoli visivi sono tanti e assieme alla forza della musica si resta abbagliati dal tutto, trovando difficilmente un punto su cui concentrarsi, È una produzione che si avvicina molto al Notre-Dame de Paris e forse avrebbe bisogno di palazzetti invece che di palcoscenici, nonostante quello del Politeama Rossetti sia parecchio generoso. Di Peparini ricordo la fuga dall'Italia per raggiungere il Ballet de Marseille, allora diretto dal geniale coreografo Roland Petit, alla cui scuola di creatore poliedrico credo che il nostro debba tanto. Poi, mi dicono che abbia avuto una carriera televisiva, forse tuttora ma è dal 2003 che non ho una televisione e non voglio saperne nulla. Si, lo so, sono un orribile snob. Pazienza. Le musiche di Giò Di Tonno sono funzionali e adeguate ma non si esce canticchiando un refrain in particolare. Bellissimi costumi ad opera di Valentina Davoli mentre l'impianto scenico e il curatissimo disegno luci è di Marco Palmieri.



I famosi tre moschettieri sono delle star del teatro musicale italiano (non serve ricordare che sono bravi, capaci e presenti) e sono Vittorio Matteucci, Graziano Galatone e il già citato Giò Di Tonno, a cui dobbiamo aggiungere il quarto, D'Artagnan che era interpretato da Sea John, di cui non passano inosservati talento e bellezza. A completare il comparto maschile Leonardo Di Minno, Cristian Mini e Roberto Rossetti assolutamente adeguati ai ruoli e al livello della produzione. Merita un cenno in più da parte mia, Gabriele Beddoni che nel ruolo di Planchet esibisce magistralmente le sue multiple capacità come danzatore, cantante: un'artista con la A maiuscola! 

La perfida Milady era interpretata da Camilla Rinaldi, una vera dark lady tanto brava quanto bella che siamo costretti ad odiare anche se non vorremmo. Last but not least la nostra (e dico nostra a ragion veduta perché é stata un'allieva di ArteffettoDanza) Beatrice Blaskovic che veste gli abiti di Costanza, la donna amata da D'Artagnan. Beatrice è sempre stata una ragazza curiosa ma silenziosa, interessata allo studio della danza ma anche del canto e non posso che gioire dei riconoscimenti che sta ricevendo e che verranno, visto che ha presenza e voce: brava!

I ragazzi della Peparini Academy hanno tutta l'energia che solo dei giovani allievi motivati e ben formati possono portare sul palco: non risparmiano una sola goccia di sudore pur di potersi esibire e di portare lustro allo spettacolo.

Teatro pieno, pubblico entusiasta, bella l'idea della carrellata finale da parte di Giò Di Tonno per presentare tutti i colleghi in scena.

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