lunedì 6 maggio 2024

LA CENERENTOLA venerdì 3 maggio 2024

Locandina dello spettacolo  

E niente: la potenza antidepressiva delle opere di Rossini dovrebbe essere riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità!! Impossibile uscire tristi dopo l'ascolto....e quanto è divertente il belcanto! Sono da sempre un sostenitore della tecnica in generale che, nel mondo dell'arte, garantisce piena libertà di espressione all'esecutore: stasera ne abbiamo sentiti di bravi!

Preferisco concentrarmi sulla parte musicale perché quella visiva l'ho trovata uno strano pastiche, piuttosto sconclusionata. Non è il primo spettacolo cui assisto firmato da quel mirabolante genio dell'animazione e dell'illustrazione che è stato Lele Luzzati ma, anche stavolta, non ha toccato le mie corde. La cifra infantile e naif non si sposa con il mondo "matematico" della musica di Rossini. Ancora meno hanno aiutato costumi poco in sintonia con le scene, luci che andrebbero chiamate fosche ombre e una regia molto prevedibile che probabilmente ha reso il miglior servizio alle sei comparse maschili in scena. 

I coristi sono stati noiosamente costretti a muoversi costantemente come automi ma sembrano rinvigoriti nel numero (anche se non se ne trova conferma nell'elenco pubblicato sul programma) e lo si percepisce anche dal volume che riempie tutta la sala del Teatro Verdi: lode al Maestro Paolo Longo che continua ad animarli e a domandare integrazioni, immagino. 

Ancora meglio l'Orchestra della Fondazione lirica Giuseppe Verdi di Trieste che ormai sembra a proprio agio affrontando qualunque autore, merito anche di un Direttore straordinariamente attento quale Enrico Calesso: è un vero piacere, ogni tanto, togliere lo sguardo dal palcoscenico e vedere l'eleganza e la partecipazione con cui conduce la sua Orchestra.


Ma vengo ai cantanti che sono stati TUTTI di indiscutibile bravura. Da Laura Verrecchia, un Angelina austera ma vocalmente generosa e tecnicamente potente, al Don Ramiro di Dave Monaco, tenore che sale negli acuti senza mostrare alcuna fatica o strozzatura; dal marpionesco Don Magnifico di Carlo Lepore, presente vocalmente e scenicamente, allo strepitoso Dandini di Giorgio Caoduro, un belcantista con i controfiocchi, capace di sillabati da manuale e di briosa e intelligente presenza scenica; senza trascurare le deliziose sorellastre Tisbe e Clorinda, rispettivamente Carlotta Vichi e Federica Sardella, concludendo con il solido Alidoro di Matteo D'Apolito. Insomma coté musicale di altissimo livello!


Sala pienotta, pubblico contento: bella stagione Sovrintendente Polo!





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