domenica 25 febbraio 2024

MARIA DE BUENOS AIRES sabato 24 febbraio 2024

 Locandina dello spettacolo 

Bravo Renato: hai fatto centro!

Questa rilettura di Maria de Buenos Aires, un'operita così come la chiamava lo stesso Astor Piazzolla, meriterebbe una lunga circuitazione, tanto riabilita una creazione poco nota e tanto è piena di charme e di duende. Di questa opera conoscevo soltanto la canzone principale Yo soy Maria cantata da Milva e da altre; del resto poco o nulla. Sono convinto che Renato Zanella, Tatjana Ažman e Yulia Kristoforova, abbiano fatto una splendida operazione di adattamento dell'opera originale, tant'è che sembra essere nata così, con un apporto sostanziale di danza che invece non risulta presente nelle precedenti messinscene, quantomeno dalle ricerche che ho fatto. Il racconto per immagini che ne fanno rimanda a sfide tra uomini, a giudizi che possono fare molto male, all'essere manovrati e al manovrare, all'essere vittime predestinate e a svariati altri temi più o meno profondi ma tuttora attuali. Che poi Maria sia la stessa Buenos Aires, la madre di Gesù o una prostituta qualunque, poco importa. È toccante invece come una donna brutalizzata e uccisa, torni a vivere nella memoria di chi la rifiutava da viva, come la sua stessa ombra, forse un fantasma, forse l'imperitura memoria che si cercava di rimuovere e non può non ricordare i tanti femminicidi cui stiamo assistendo in questo periodo. Sin dall'apertura del sipario, Zanella trova una propria cifra stilistica fatta di molti gesti secchi e puntuti, di grande velocità e di nervosismo ma sempre estremamente musicale e pieno di fantasia: un piacere per i nostri occhi e per i corpi dei suoi danzatori che erano presi nei loro personaggi, generosi nel regalarci danza di altissima qualità!

L'impianto scenico di Vasilija Fišer è scarno ma elegante e funzionale al racconto, scolpito nello splendido disegno luci di Andrej Hajdinjak che fa risaltare i bei costumi creati da Alexandra Burgstaller e Anne Marie Legenstein, d'effetto soprattutto quelli per i gruppi di interpreti più che quelli dei singoli interpreti. Non comprendendo lo sloveno, posso solo dire che l'ascolto dei testi recitati sembrava con poco colore e che i soprattitoli erano praticamente illeggibili


Sara Briški Cirman è stata una convincente, appassionata e struggente Maria, tanto quanto Ivan Andres Arnšek che, nel multiruolo maschile, è stato un affascinante payador. È stato un peccato non veder danzare Lukas Zuschlag, impegnato nel ruolo attoriale di Duende, ma spero che questo possa aprirgli nuove strade post danza in cui spendere la sua bellezza e i suoi molti talenti. Le tre splendide controfigure danzanti di Maria - Erica Pinzano, Nina Noč e Mariya Pavlyukova - sono sorrette da tre validissimi partner come Filippo Jorio, Yuki Seki e Matteo Moretto. Gradevolissime le marionette danzate da Marin Ino, Oleksandr Koriakovskyi e Lukas Bareman (superlativo nella lunga sezione iniziale dello spettacolo).

Un piccolo ma potente e meraviglioso ensemble cameristico suona magistralmente la composizione di Piazzolla, riempendoci di duende, carezzandoci le orecchie e trasportandoci magicamente nell'Argentina dello scorso secolo. Marko Hatlak, anche al bandoneon, conduce il gruppo con attenzione e con tutto il carisma che possiede: il pubblico lo ringrazia con applausi trionfanti, che tributa anche a tutto il resto del cast. Sala esaurita.



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