domenica 11 gennaio 2026

LO SCHIACCIANOCI sabato 10 gennaio 2025

 Locandina dello spettacolo 

È una rilettura intelligente, molto, quella che Marta Bevilacqua fa di uno dei grandi titoli della danza classica, Lo Schiaccianoci. E non poteva essere altrimenti conoscendo Marta e apprezzandone il gusto e l'arguzia.

Uno dei pregi principali di questa versione, che ha debuttato a Udine dieci giorni fa, è sicuramente quello di voler avvicinare la vicenda al gusto odierno, eliminando crinoline e manierismi senza  però cancellare del tutto il contesto fiabesco e onirico. Per cui restano i topi e i soldatini, i fiocchi di neve e il mago ma diventano persone contemporanee più che creature della fantasia. La narrazione segue la versione che Alexandre Dumas padre ha scritto, addolcendo la cruda e tetra fiaba di Hoffmann, per cui è leggera e godibile, soprattutto per chi conosce bene la versione ballettistica. La arcinota storia della piccola Clara che si innamora di uno schiaccianoci, trasformandolo nel principe dei suoi sogni, non ha certo bisogno di essere raccontata anche da me Trama de Lo Schiaccianoci

Può aiutarvi per immaginare la messinscena invece, se vi racconto che tutto il primo atto gioca sulle innumerevoli sfumature che corrono tra il bianco e il nero (qualcuno dice che siano almeno cinquanta... :-) e lo fa con stile ed eleganza, grazie ai pannelli ideati da Gian Carlo Venuto e alle luci di Stefano Chiarandini. In questo contesto ben si integrano i costumi di Marianna Fernetich che invece perdono un po' di sobrietà nel secondo atto. La riscrittura musicale che Leo Virgili fa della splendida partitura di Pëtr Il’ič Čajkovskij è molto interessante e pienamente suggestiva, con echi e riverberi che sembrano sospendere la vicenda o quantomeno la nostra visione, immergendoci in quelli che pensiamo siano soltanto momenti di nostra distrazione. Come già dicevo, la drammaturgia pensata da Marta Bevilacqua regge perfettamente mentre è meno compiuta la scrittura coreografica, ad eccezione di uno svolazzante Valzer dei fiori nel secondo atto. Sembra quasi che l'interesse principale della coreografa stesse nel voler riordinare e rendere chiaro il racconto, piuttosto che offrirne una propria lettura coreografica. Probabilmente, il piccolo palco della sala Bartoli del Politeama Rossetti di Trieste non aiuta a far crescere la dinamica di cui la danza ha bisogno per volteggiare libera mentre ha evidenziato la poesia nell'utilizzo degli oggetti di scena e delle ombre che arricchivano il racconto.

I danzatori di Arearea si spendono a più non posso, essendo solo in quindici a dover reggere un'ora e mezza di spettacolo. Per fortuna, sono rincalzati nelle fila da giovani nuovi preziosi acquisti che tengono alto il ritmo della serata. Irene Ferrara è stata una fresca e deliziosa Clara. Sala gremita, pubblico festante.







sabato 10 gennaio 2026

SERATA PETIT/WHEELDON/PASTOR venerdì 9 gennaio 2026

Locandina dello spettacolo 

Vedere questa produzione del Corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma qui, al Teatro Verdi di Trieste, mi ha fatto sentire orgoglioso di aver fatto parte di entrambi questi teatri! Non posso che plaudere a questa nuova e spero prolifica collaborazione! Si, perché la compagnia romana dedicata all'arte di Tersicore merita decisamente di andare in tournée per pulizia degli ensemble e professionalità dei danzatori!

Rumors sulla severa direzione condotta da Eleonora Abbagnato girano da anni, fino alle proteste divenute di pubblico dominio durante la stagione estiva 2019 a Caracalla ma credo che la situazione sia migliorata per i danzatori, perché il risultato visto in scena è di indiscussa qualità. Anche durante la direzione Vaziev a La Scala di Milano ci furono accuse di durezza e poca deontologia tra le parti ma sono convinto che i danzatori italiani abbiano abbandonato la sindacalizzazione per capire che solo il duro lavoro in sala porta risultati eccellenti in scena!

Così è stato ieri sera, vedendo in scena assiemi commoventi nonostante fisicità tanto diverse, punte dei piedi stesi fino a superare i limiti della propria natura e un repertorio di casa in tutte le compagnie internazionali di indiscutibile qualità. 

Apre la serata un duetto che Roland Petit confezionò su misura per una matura Maja Plisetskaja che alla creazione aveva la stessa età attuale della Abbagnato. Presenza scenica, mestiere, lirismo e charme sono forse anche meglio degli anni giovanili della danzatrice siciliana ma la partnership con uno splendido Giacomo Castellana non sembra decollare del tutto. 



Di Whitin the golden hour non c'è bisogno che io racconti, visto che penne molto più autorevoli della mia hanno già versato fiumi di inchiostro che potrete facilmente trovare sul web, ma si conferma come un vero gioiello cromatico, ricco di sfumature e di nostalgia, amplificata anche dal pensare alla prematura scomparsa di un talento come quello di Ezio Bosso, autore delle musiche originali e direttore stabile anche del massimo triestino. Sono stati tutti bravi e adeguati gli interpreti, dalle coppie principali al corpo di ballo, ma vorrei citare il duetto maschile di Simone Agrò e Mattia Tortora e il delizioso quartetto femminile immagino composta da Flavia Stocchi, Giovanna Pisani, Eugenia Brezzi e Marta Marigliani che, invece, è stato l'unico a non essere stato gratificato da un meritato applauso: giustizia è fatta!



Segue Le Combat des Anges un passo a due maschile che ho molto amato nei miei anni giovanili tratto da Proust ou les intermittences du cœur, sempre ad opera di Roland Petit. Forse sono cambiato io o sono cambiati i tempi ma ha perso molto della carnalità e della tensione erotica che lo permeava e  contraddistingueva. Michele Satriano e Simone Agrò fanno di tutto per cercare di accontentarmi ma non riesco a trovare altro dietro a tecnica solida e indiscutibile atletismo.



Chiude la serata una versione del Bolero di Maurice Ravel di grande musicalità ma di nessuna presa artistica: impossibile non sovrapporre a questa musica mastodontica l'immagine del magnetico tavolo rosso ideato da Maurice Bejart, calcato da un affabulante danzatore o danzatrice. Claudio Cocino e Marianna Suriano si spendono come pochi e sono splendidi, così come tutto il corpo di ballo unisono, come già scrivevo, fino alla commozione ma, a parte un breve passaggio elettrizzante di Valerio Marisca, la coreografia non arriva a  vibrare con la potenza della musica.



L'Orchestra del Verdi di Trieste, condotta da David Garforth, evidenzia l'ecletticismo dei suoi componenti, capaci di passare da Mahler a Ezio Bosso, da Vivaldi a Ravel, a Fauré senza perdere qualità: bravi!

Concludendo: la compagnia è veramente in ottima forma con ranghi rispettabilissimi a tutti i livelli, la precisione e gli assiemi sono ineccepibili, il palcoscenico del Verdi andrebbe adeguato anche agli spettacoli di danza, evitando che i salti o le punte risuonino come su una grancassa, il pubblico ha applaudito generosamente e con competenza, la sala era abbastanza piena e...viva la danza!



mercoledì 24 dicembre 2025

THE NUTCRACKER lunedì 22 dicembre 2025

Locandina dello spettacolo 

Mai visto questa compagnia così in forma! Sarà merito della direzione di Massimiliano Volpini o dei suoi maitres de ballet ma il vero successo della serata sono stati i due assiemi principali: il valzer dei fiocchi di neve e quello dei fiori! Bravi ragazzi!

Delle svariate riletture dei grandi classici create da Rudolf Nureyev quella de Lo Schiaccianoci è, a mio modesto parere, una delle meno riuscite: non snellisce o migliora la prima parte del primo atto, appesantita come da tradizione da una narrazione non particolarmente utile, con una rilettura psicologica che però funziona solo sulla carta, con le danze del secondo atto di cui alcune inspiegabilmente ironiche e altre no e, soprattutto, con dei pastiche musicali nello stesso atto che fanno accapponare la pelle. Apprezzo molto  le sue altre due riletture dei classici Čajkovskijani ma questa proprio non riesce a conquistarmi.

L'allestimento della HNK di Zagabria è ricco e, in alcuni momenti, molto raffinato con costumi lucenti ma eleganti, scenografie sontuose (entrambi ad opera di Jérôme Kaplan), illuminate davvero magistralmente da Deni Šesnić: resta indimenticabile lo sfondo per il duetto del primo atto e la luce nel Valzer dei fiori. 



Il corpo di ballo è di rara qualità per assieme, omogeneità e rigore, del tutto paragonabile alle compagnie russe dei tempi d'oro: le file e i disegni sono ineccepibili, nonostante il palcoscenico non propriamente ampio del massimo di Zagabria che ospita invece magnificamente dodici coppie di danzatori. Musicali, unisoni, veramente perfetti, scolpiscono un'immagine che resterà indelebile a lungo nei miei occhi!

La lista dei solisti è lunga ma ho trovato tutti adeguati, precisi, ugualmente convincenti sia dal punto di vista tecnico che da quello artistico e interpretativo: cito con piacere Mario Diligente che ho trovato molto cresciuto e migliorato, gli interpreti della pastorale (Diana Montes Mota, Helena Troha e Andrea Podda) e la coppia danzante della danza araba Natalia Kosovac e Pavel Savin. Il mio cast di primi ballerini invece mi ha lasciato fortemente perplesso: lui era piuttosto insicuro anche nel partnering mentre lei non è una ballerina da tutù corto.

Serata bellissima, pubblico poco educato ma plaudente, che ha URLATO per la bravura del corpo di ballo: a quelle urla di gioia e ringraziamento si aggiungano le mie!

domenica 14 dicembre 2025

NOTTE MORRICONE giovedì 11 dicembre 2025

Locandina dello spettacolo 

Questa la presentazione dello spettacolo sul sito del Teatro Verdi di Pordenone:

"Metti una notte a casa di Ennio Morricone: il Maestro lavora alla sua scrivania, prende appunti, immagina temi per film che non esistono ancora. È metodico, serio e lì, tra i fogli e le note musicali “appare il ragazzo, quello che voleva fare il dottore, l’infaticabile giocatore di scacchi, quello che sapeva che non avrebbe mai suonato la tromba come Chet Baker, il destino gli aveva riservato un posto migliore, che lo avrebbe reso un’icona per l’eternità"

L'elaborato del coreografo e regista Marcos Morau segue alla lettera quanto sopra scritto ma al punto da risultare irriconoscibile nella narrazione, data la quantità di introspezione, concetti, materiali e azioni che propone. Lo spettacolo inizia proprio così, con dei lampioni accesi tenuti a mano da alcuni danzatori a ricordare che è notte, poi con un uomo, poi il suo doppio, una scrivania, dei suoni, la sua voce. Poi un lungometraggio di un'ora e mezzo che fila via velocissimo, che segue i pensieri affastellati, i ricordi, le immagini di ognuno di noi ma che, in questo caso, sono quelle del premio Oscar Ennio Morricone. Ma senza aver letto quelle poche righe di presentazioni tutto sarà meno chiaro, con dei confini che saranno fusi gli uni negli altri e una quantità infinità di materiale proposto da digerire e organizzare.

È un lavoro che conquista scena dopo scena, che si svela lentamente, come un sogno analizzato freudianamente. Gli splendidi danzatori dell'Aterballetto sono sacrificati nella poca danza così come la speriamo ogni volta noi spettatori, ma sono enormi nella capacità di vibrare, di raccontare, parlare, cantare e far vedere di cosa sono capaci nelle minute e frammentate sequenze coreografiche.

È grande il talento di Morau che sa costruire tensione e attesa, sciogliendole poi in momenti di pura magia: sono curioso di vederlo in un lavoro astratto o di puro movimento per completare la mia impressione sulla sua creatività a tutto tondo.

Finale toccante, teatro pieno, pubblico stordito agli applausi che vanno in un vero e proprio crescendo rossiniano: un grazie alla direzione artistica del Teatro Verdi di Pordenone per aver portato questo spettacolo nella nostra regione!







venerdì 12 dicembre 2025

44 GALÀ INTERNAZIONALE DI DANZA lunedì 8 dicembre 2025

Locandina dello spettacolo 

Che vergogna!

Questa era la 44esima edizione (io ho danzato nella 9a edizione e mi sembra ieri) e sono anni che mi sono perso una tale festa della danza...che vergogna! Lode e gloria a Elisabetta Ceron che non demorde e, con passione infinita, ogni anno porta a Udine stelline e SUPERSTAR della scena mondiale della danza!

Quest'anno svettavano Francesco Gabriele Frola, Friedemann Vogel, Maria Yakovleva, Louis Scrivener e Ivana Bueno, contornati da tanti altri solidi e apprezzabili professionisti, provenienti da numerose e prestigiose compagnie: troverete i loro nomi nella Locandina dello spettacolo 

Procedendo con maggiore ordine, la serata è iniziata sul maestoso palcoscenico del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, nell'omonima città, sapientemente riempito dal progetto RADICI del Festival Sconfinamenti cha ha visto 65 giovani ma grintosi allievi provenienti da Friuli, Veneto e Slovenia esibirsi nelle coreografie di Nastja Bremec, Michal Rynia, Salvatore Gagliardi, Matteo Zamperin e Cinzia Pittia, facendo ben sperare per il futuro dell'arte coreutica a queste latitudini.

Il programma vero e proprio è poi partito lasciandomi impresso il divertentissimo assolo ABC coreografato da Eric Gauthier per lo strepitoso Shori Yamamoto, in cui viene percorso tutto l'alfabeto, associandolo a passi, tic, vezzi e scaramanzie dei danzatori, costantemente permeato di brillanti trovate dai perfetti tempi teatrali.

Non poteva non colpirmi l'impressionante elevazione (l'abilità atletica del salto) di Francesco Gabriele Flora, stella italiana a lungo militante nell'ENB londinese e ora Principal al San Francesco Ballet, e la tecnica adamantina di Ivana Bueno, ancora in forze nello stesso English National Ballet, che ci hanno fatto strabuzzare gli occhi e congestionare le mani per ringraziarli della loro esuberante prestazione nel roboante passo a due Diana e Atteone con la coreografia di Agrippina Vaganova. Francesco Gabriele è inoltre il vincitore del Premio Giuliana Penzi (la Direttrice della Accademia Nazionale di Danza romana nei miei anni di formazione) che ha ricevuto per le sue indiscutibili qualità che ha dimostrato ancora una volta sorvolando il palco udinese nell'assolo Gopak di Rostuslav Zajarov, infiammando nuovamente la platea. 

Friedemann Vogel è un danzatore che calca costantemente i palcoscenici di tutto il mondo ed è chiaro il perché: il suo corpo è un trattato di anatomia vivente, la sua tecnica è solida, la presenza è magnetica e l'assolo Mopey coreografato da Marco Goecke, gli calza a pennello, davvero come un guanto, e noi non possiamo che sperare che duri almeno 25 minuti invece dei reali e brevissimi 5 che abbiamo potuto ammirare.

Chiudevano la serata Maria Yakovleva e Louis Scrivener con il passo a due che più sentiamo suonare in questo periodo, quello dal secondo atto de Lo Schiaccianoci, qui nella brillante e musicale versione di Wayne Eagling e Tamas Solymosi. Belli, eleganti e sicuri, lui è un ottimo partner oltre che un vero principe dalla tecnica pulita, mentre lei sopravvive brillantemente alla perfida maratona che l'assolo della Fata Confetto impone alle sue interpreti, spargendo luminosità e sicurezza in tutto il teatro.

Pubblico competente ed entusiasta gremiva la grande sala del massimo udinese e io mi mordo i gomiti per aver perso tante edizioni...


sabato 6 dicembre 2025

IL BARBIERE DI SIVIGLIA venerdì 28 novembre LE NOZZE DI FIGARO sabato 30 novembre

Locandina de Il Barbiere di Siviglia

Locandina de Le nozze di Figaro 

Così come pensato dalla Direzione del Teatro Verdi nel programmarlo, vi racconto dei due spettacoli che inauguravano la stagione 2025/2026 del massimo triestino in uno stesso post. La motivazione di base è che sia ne Il barbiere di Siviglia che ne Le nozze di Figaro, il libretto trae spunto da una stessa commedia di Caron de Beaumarchais. Dal mio punto di vista, il testo è trattato da Cesare Sterbini e Lorenzo da Ponte in modo talmente diverso da farle sembrare due opere assolutamente diverse che hanno in comune solo il nome di alcuni dei personaggi, per cui l'accoppiamento mi è parso interessante anche se non particolarmente riuscito. Per non parlare della musica che contrappone Rossini e Mozart che trovo distanti come il sole e la luna. Questione di gusti, per carità!

Come sono state le due serate in breve? Un trionfo!

Di pubblico, di qualità, di bellezza e per la felicità di avere finalmente delle produzioni di livello internazionale, come queste due firmate da Pier Luigi Pizzi

La prima serata ha visto la messinscena di un Barbiere di Siviglia scanzonato e divertito come pochi prima che mi ha stampate il sorriso in viso per tutta la durata dello spettacolo. Frequento il teatro musicale da cinquant'anni e non credo di aver mai visto una regia più scorrevole e più nelle mie corde. L'opera lirica è probabilmente il settore più in difficoltà delle arti dello spettacolo, sia per la lunghezza della durata che certo non può essere ridotto (nascondereste un terzo del volto de La Gioconda?) che per l'idea che la messinscena di un'opera lirica debba rispettare certi canoni e stilemi, con masse statiche, recitazione stereotipata. Penso che spettacoli come questo possano far ricredere tante persone sulla autoreferenzialità del mondo del melodramma e sulla sua storica immobilità, un mondo musealizzato che piace solo ad un certo tipo di pubblico e, soprattutto, di una certa età e che tanto fatica a trovare giovani appassionati. Per carità, sono innumerevoli le riletture, le attualizzazioni, le trasposizioni ma sono state rare qui, a Trieste e in ogni caso mi sembra un caso sporadico seppur molto apprezzabile che pur mantenendo l'ambientazione e l'epoca da partitura, il linguaggio registico sia molto, molto in linea con il sentire odierno. In più, credo che la lunga e gloriosa carriera di Pizzi gli abbia regalato il lusso di essere libero, di poter giocare, di non dover più dimostrare un certo tipo di rigore e di accademismo, di rispetto della forma e delle regole. Meno brillante il secondo allestimento ma ribadisco da sempre di annoiarmi con la musica di Mozart, eccetto alcune rare eccezioni: de gustibus, perdonate. 

È indubbio che entrambe le compagnie di canto siano composte da artisti poliedrici e duttili, cui Pizzi ha chiesto di esagerare la recitazione, di ballare, di non trascurare un solo attimo scena e controscena, lasciandole prive di azioni e di significato e loro hanno perfettamente aderito! Le due regie sono dense di fare, di trovate, di dettagli cui non ero abituato da un po' e i miei occhi ne hanno gioito parecchio! La pulizia neoclassica dell'impianto scenico che accomuna i due allestimenti, ovviamente scomponibile e diversamente componibile fintanto da sembrare totalmente diversa, era elegante e di un candore abbacinante nel Barbiere, più grigia ne Le nozze, ma entrambe le serate erano magistralmente illuminate dalle luci di Massimo Pizzi Gasparon Contarini che, neanche a dirlo, sposavano pienamente lo stile e l'eleganza di cui sopra. I costumi, così come le scene sempre firmate dallo stesso Pizzi, hanno lasciato primeggiare i ruoli dei protagonisti cercando unità di tinta per il coro (sempre più sparuto ma sempre "forte"!) e i comprimari e lasciando tinte dominanti e appariscenti a chi doveva essere maggiormente visibile.

Il ricco bagaglio di foto del buon Fabio Parenzan per Visulart renderà chiaro quello che ho cercato di spiegare a parole.

Sia il Figaro rossiniano di Alessandro Luongo che quello mozartiano di Simone Alberghini trasudano talento, presenza e voci di indiscutibile livello e qualità, così come la Rosina di Annalisa Stroppa e la Susanna di Carolina Lippo. Il belcanto e il virtuosismo sono garantiti e altamente ben rappresentati da Marco Ciaponi e Giorgio Caoduro che scolpiscono il proprio Conte d'Almaviva con sapiente maestria e colorature magistrali ai quali vorrei avvicinare il simpaticissimo (incredibile per essere un cattivo) Bartolo di Marco Filippo Romano che come il Cherubino cantato da Paola Gardina, mostrano talento musicale e interpretativo che corrono paralleli ad altissimi livelli. L'elegante e travagliata Contessa interpretata da Ekaterina Bakanova ha una linea di canto di grande bellezza ed espressività ma in verità tutto il resto delle compagnie composte da Abramo Rosalen, Anna Maria Chiuri, William Corrò, Andrea Concetti, Andrea Galli, Veronica Prando, Armando De Ceccon, Armando Badia e Pietro Picone meritano di essere citati per presenza, qualità e professionalità!

Del coro del Verdi ho già detto e ricordo con gioia che anche per questa stagione sarà diretto dall'eccellente Maestro Longo mentre dell'Orchestra, sottolineo come prima cosa, che sembra aver trovato un nuovo Daniel Oren sotto la bacchetta di Enrico Calesso. È una gioia averlo visto dirigere le Nozze da un palco di barcaccia perché la sua bella figura e il portamento impeccabile, vibrano incredibilmente al suono della musica e questo si propaga a tutta la fossa orchestrale. L'Orchestra ha suonato in gran spolvero in tutte le sezioni, davvero: dinamiche, colori e timbri erano perfettamente riconoscibili grazie alla lettura di Calesso ma anche alla bravura dei suoi orchestrali. Il Maestro veneto si conferma attento e rispettoso al palcoscenico e agli artisti che rischiano la faccia (e l'ugola!) accompagnandoli, sostenendoli e respirando con loro come pochi altri!

Due serate da tutto esaurito, pubblico entusiasta e partecipe, applausi generosi ma competenti, decorazioni da prima un po' striminzite, grande esibizione di abiti da sera e smoking per un bellissimo inizio di stagione che vede di nuovo Giuliano Polo alla guida del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste cui rivolgo il mio più sincero in bocca al lupo!