FILARMONICA DEL MAR BALTICO martedì 8 settembre 2026

 Locandina dello spettacolo  

Come ho più volte dichiarato, sono spesso in difficoltà a scrivere di musica perché i miei studi si sono limitati al solfeggio e alla storia della musica e quindi non mi riconosco proprietà di linguaggio e le conoscenze che posso avere nelle altre forme di spettacoli musicali. Ma stavolta mi sarà facilissimo perché questo non era un classico concerto.

È stato uno spettacolo perché è la prima volta che sento suonare legni (a parte celli e contrabbassi, ovviamente) e ottoni mentre i musicisti sono in piedi, come farebbe qualsiasi solista. Lo stesso per la totale assenza di spartiti per l'orchestra e di partitura per il direttore. Cosa cambia? Che i musicisti in piedi hanno danzato la musica, suonandola come fossero dei solisti ma senza interferire sulla necessaria qualità dell'assieme ed è stato toccante e coinvolgente allo stesso tempo. Che esperienza indimenticabile!

Lode e gloria infinite alla lungimiranza artistica del fondatore della Baltic Sea Philarmonic, la Filarmonica del mar Baltico, Kristjan Järvi che ha saputo immaginare questo modo nuovo di suonare e che l'attuale direttore Robert Treviño evidentemente condivide appieno. 

Avevo scelto questo concerto che chiudeva il programma della 74esima edizione del Festival di Lubiana perché ho sempre avuto un debole per la nostalgia romantica che i compositori nordici mi evocano e desideravo ascoltare una composizione, calorosamente suggerita dal mio amico Oscar Cecchi, che non conoscevo e che mi ha toccato pur nella sua presunta semplicità.

Andando per ordine, quando si accede nella magnifica Gallusova dvorana dello Cankarjev dom di Lubiana, colpisce l'esiguità di sedie e strumenti presenti sul palco ma, non conoscendo l'organico previsto per il primo brano in programma, pensavo sarebbe stato un brano di musica da camera per una decina di strumenti. Invece, uno ad uno dalle quinte, entrano lentamente i musicisti così come la partitura prevede, con un lentissimo incremento di volume. Iniziano due flauti per poi dare subito spazio al sottofondo di suoni registrati di vari volatili, trasportandoci in un bosco che immagino di nordiche betulle. Man mano tutta l'Orchestra si palesa e sembra quasi che siano mossi dai disegni di una coreografia per quanto liberi e assecondati alla musica si muovono. Il brano di apertura è Cantus Arcticus composto da Einojuhani Rautavaara nel 1972 e definito "concerto per uccelli e orchestra" ci immerge in un paesaggio naturalistico così veritiero da consentirci di rilassarci, di chiudere gli occhi e di immaginare il sole che filtra tra gli alberi, forse al tramonto. Poesia pura.

Segue l'arcinoto Concerto per violino n. 1 in sol minore Op.26 di Max Bruch che ci regala come solista una stella slovena di prima grandezza, Lana Trotovšek. Ho trovato meraviglioso l'equilibrio che è riuscita a trovare con la compagine nordica, dove i suoni erano perfettamente amalgamati, senza che la solista volesse imporre il suo suono su quello degli altri ma, anzi, come delicatamente uscisse e si evidenziasse, con modestia ma grande sapienza, vista anche la difficoltà tecnica di questo brano. Una solista di tecnica brillante e gran talento che ci regala Bach come bis che la sala della sua città natale ascolta in religioso silenzio per poi esplodere in una seconda ovazione.

Chiudeva la bellissima serata la Sinfonia n. 5 in mi bemolle maggiore, Op. 82 di Jean Sibelius che rimetteva nuovamente in primo piano tutti i componenti della Filarmonica del Mar Baltico che alla fine del primo movimento, pur contravvenendo ai costumi e alle abitudini musicali internazionali, ha indotto il pubblico a scatenarsi in un applauso, tale era la foga e la forza interpretativa dei musicisti e del Direttore.

La guida del Maestro Robert Treviño, un direttore messico-americano dalla carriera in continua ascesa, è rispettosa e consapevole delle singole voci strumentali e si rende ancora più apprezzabile quando, a conclusione del concerto e prima del bis, enuncia in inglese un sentito ringraziamento agli organizzatori, al pubblico, ricordando i valori universali di pace e fratellanza che la musica non può che portare con sé.

L'ultima nota che traspare è il senso di amicizia, di condivisione, di affetto, che permea i componenti dell'Orchestra quando, inusitatamente anche questo, suddivisi per coppie di strumenti avanzano fino in proscenio per un inchino a volte buffo ma sempre sentito e sincero, per poi uscire dal palco e lasciare gli archi a ringraziare tutti assieme, appena più formalmente.

Una serata davvero indimenticabile: grazie Darko Brlek per averli invitati al Festival di Lubiana! 

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