ELEKTRA venerdì 19 giugno 2026

Locandina dello spettacolo 

La musica sinfonica di Richard Strauss ha toccato le corde della mia anima una trentina di anni fa mentre quella operistica la sto scoprendo più recentemente: Elektra è una sorpresa che collegherò nei miei ricordi con le immagini di un allestimento indimenticabile!

È uno spettacolo di potenza rara e di grande bellezza estetica questo diretto da Marco Filiberti, in cui si racconta l'ossessione della principessa Elettra centrata nel desiderio di vendicare l'assassinio del padre Agamennone, ordito dalla madre Clitennestra e dall'amante di lei, Egisto. Appena entrati nella sala del Teatro Verdi di Trieste, attira l'attenzione un gigantesco e svolazzante sipario dorato che è al posto di quello tradizionale rosso, con le frange dorate. Di più: copre la fossa orchestrale nonostante si senta la stessa accordare gli strumenti. Alla prima nota, il sipario cade, inghiottito dalla stessa cavea e svela l'orchestra maestosa e infinita alloggiata sul fondo del palco e una enorme vasca al posto della buca. Da qui in poi sarà un continuo variare di piani scenici, includendo ingressi degli artisti dai vari corridoi di platea, dal fondo della vasca e/o dalle varie porte che adornano i lati della scena. Innumerevoli le possibilità di entrata e uscita ma anche di lettura che la scena ideata da Benito Leonori offre ad un regista visionario come Filiberti anche se una parte cospicua del merito nella riuscita di questo spettacolo va indubbiamente al disegno luci di Alessandro Carletti e ai magnifici costumi di Daniele Gelsi. Dalla mia posizione non ho quasi colto le proiezioni di Mario Spinaci che, evidentemente, hanno il pregio di non essere incombenti o mangiascena. Molto visibile e ben calibrato l'apporto di Emanuele Burrafato che ha saputo coreografare e muovere cantanti e figuranti speciali con sapienza e arguzia. Ne esce una rappresentazione tesa, piena di sorprese, di apparizioni e sparizioni, di magnifici corpi insanguinati e nudi, di presenze incombenti e drammi impellenti, dove si trattiene il fiato per godere al massimo del canto e della magnifica musica scritta da Strauss che ha debuttato a Dresda nel 1909. 

La compagnia di canto è numerosa in proporzione quasi quanto l'orchestra, per cui posso solo vagamente immaginare lo sforzo produttivo del massimo triestino. Alla guida dell'Orchestra del Teatro Verdi c'è Enrico Calesso che, come sua abitudine vibra e danza assieme ai suoi orchestrali e, finalmente, possiamo vederlo per tutto lo spettacolo, visto che al centro del palco c'è proprio lui. Il gesto è più disteso rispetto ad altre sue esecuzioni, eppure la marea umana di fronte a lui lo segue docile e fieramente obbediente: ci restituiscono un suono che, incredibilmente, non si disperde nella torre scenica, riuscendo invece a inondare la platea con incisiva forza e romantica languidezza. Mai sentita l'Orchestra del Verdi così potente e attenta: una vera meraviglia. Alla guida del coro femminile interno, Paolo Longo si conferma attento e preciso come sempre.

Venendo alla compagnia, il trio protagonista è ineccepibile: tra la Clitennestra di Okka von der Damerau, l'Elettra di Elena Batoukova-Kerl e la Crisotemide di Simone Schneider non saprei davvero a chi assegnare la Palma della vittoria: voci potenti, tecnicamente ineccepibili, grande presenza scenica, bravissime! Alla loro altezza anche l'Egisto di Alexander Schulz e l'Oreste di Mikhail Petrenko. Il resto della compagnia lo trovate nella locandina dello spettacolo, anche se meritano una menzione speciale le Cinque ancelle tra le quali spiccava un  contralto dal timbro bellissimo e raro!

Pubblico non numeroso ma competente e appassionato, visti i giusti riconoscimenti alle tre protagoniste e agli artefici dell'allestimento: una bellissima chiusura di stagione per il Verdi di Trieste! Un ringraziamento personale al Sovrintendente Giuliano Polo per la qualità artistica che è riuscito a riportare a Trieste










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