giovedì 21 novembre 2019

RUMORI FUORI SCENA mercoledì novembre 2019

Locandina dello spettacolo

Credo di essere alla mia decima visione di Rumori fuori scena, uno spettacolo che mi fa ridere sempre e ancora! Trovo che il testo sia un capolavoro del teatro comico contemporaneo, scritto da Michael Frayn, con la stessa attenzione e cura che ha saputo dedicare ai fratelli maggiori, da Copenhagen a Miele selvatico, fino ai romanzi e ai saggi.
Lo spettacolo è geniale già nella struttura: uno stesso canovaccio teatrale viene visto durante la prova generale, due mesi dopo il debutto da dietro le quinte e, un'ultima volta, sei mesi dopo in una qualche replica nella più sperduta provincia inglese.

In tutto ciò si dipanano le dinamiche tipiche di una compagnia teatrale che, generalmente, si trova improvvisamente a dover convivere forzatamente, convivenza esaltatrice di qualunque tipo di sentimenti e relazioni.
Assistiamo quindi a coppie che nascono e scoppiano, enunciate dal portavoce di turno, a rivalità e sodalizi, ad ascese e discese. Tutti i sentimenti vengono esposti perché una compagnia da tournée diventa una sorta di famiglia temporanea con cui tutto va inevitabilmente condiviso.
Se a tutto ciò, per ammissione dello stesso regista, aggiungiamo che il testo è piuttosto debole, abbiamo spunti comici in abbondanza, tra porte che si aprono e si chiudono, che non si aprono e non si chiudono e piatti di sardine che entrano ed escono, spesso nel momento sbagliato.
L'unica vera pecca di questa brillante commedia è il finale che, dopo le tante risate regalate durante tutta la serata, resta il momento meno incisivo.

Il regista di questo allestimento, Valerio Binasco anche interprete nello stesso ruolo, sembra tentare la strada dell'improvvisazione, lasciando ai suoi interpreti maggiore libertà ma, forse, l'unica versione più compiuta era quella cinematografica del 1992 che, cito a memoria, abbandonava il palcoscenico per raccontare brevemente com'erano evolute le varie relazioni.
Ma poco importa perché le risate sono infinite e due ore e mezza di buonumore sono un qualcosa di cui ringraziare sempre ai giorni d'oggi!

La compagnia del Teatro Stabile di Torino mantiene alta la nomea e la qualità, sciorinando ottimi attori di grandi versatilità: Francesca Agostini, Fabrizio Contri, Andrea Di Casa, Giordana Faggiano, Elena Gigliotti, Milvia Marigliano, Nicola Pannelli e Ivan Zerbinati (in rigoroso ordine alfabetico) assecondano il loro regista senza perdere un briciolo di personalità! Dalla attricetta bella ma non molto intelligente al gigione dal pensiero incomprensibile, da quella buona e amica di tutti al factotum un po' "fatto", tutti hanno il loro posto al sole e lo usano benissimo. Complici l'imponente scenografia di Margherita Palli, i costumi di Sandra Cardini e le luci di Pasquale Mari, assistiamo ad una messinscena di ottima qualità!
Repliche triestine fino a domenica 24 novembre e poi in giro fino a fine anno

mercoledì 13 novembre 2019

IL GRANDE GATSBY martedì 12 novembre 2019

Locandina dello spettacolo

Francis Scott Fitzgerald è stato il mio scrittore preferito durante l'adolescenza e ho letto tutte le sue opere ma Il grande Gatsby non è stato il mio romanzo preferito (Tenera è la notte sì!), soprattutto a causa della trama poco chiara e per la gran quantità di personaggi e nomi.
Mi sono quindi approcciato a questa messa in scena con qualche perplessità, domandandomi come avrebbe fatto un coreografo a rendere leggibile un plot così complesso. Leo Mujic è un coreografo che conoscevo di nome per Glembaj in repertorio al Balletto Nazionale di Zagabria, ma di cui non avevo ancora mai visto nulla.
Ancora più dubbi.

Poi si è aperto il sipario anzi, per l'esattezza, è salito un fondale nero ed è iniziato un assolo, danzato meravigliosamente da Lukas Bareman. Ma proprio meravigliosamente: fluido come il miele che scende da un cucchiaio, con gambe e schiena  incredibilmente flessibili! E lì ho iniziato a rilassarmi: un coreografo che costruisce un solo di questo tipo su un danzatore il suo mestiere lo conosce bene.

Man mano che si dipanava la storia, restavo sempre più sorpreso dalla grande competenza scenica di Mujic che riusciva ad utilizzare i pesi e i contrappesi scenici sempre con grande maestria: primi piani e controscene, il grandioso effetto del corpo di ballo schierato di schiena che sale sul pianale motorizzato dalla fossa orchestrale, la danza degli elementi scenici appesi, il travolgente Sing Sing Sing per l'intera compagnia, le mille trovate sceniche e attrezzistiche....bravo! La sua cifra stilistica non è particolarmente innovativa ma è molto musicale, ricca di nuances interpretative e di grande effetto, cucita con grande maestria addosso ai danzatori, di cui sa esaltare tutte le doti...bravissimo!
Il collage musicale unisce brani di Philip Glass, Leonard Bernstein, George Gershwin, Louis Prima, Samuel Barber, Glenn Miller, George Whitefield Chadwick, al punto che sembrano esser stati scritti tutti nella stessa epoca e proprio per questa vicenda.

Il corpo di ballo del Teatro Nazionale di Lubiana interpreta questa coreografia con brio, voglia, piacere ed entusiasmo. La nuova direzione di Petar Dorcevski sembra aver infuso nuova linfa ad un ensemble che appare ancora più giovane e
vitale: dai primi ballerini ai solisti, dai danzatori di fila fino alle comparse, tutti sono compresi nei loro ruoli e sembrano voler offrire la vita in cambio della possibilità di poter danzare!

Molti sono i ruoli solistici e sarebbe impossibile elencarli tutti ma non posso non soffermarmi sulla danza elegante di Tjaša Kmetec, sul brio civettuolo di Rita Pollacchi, sulla verve giovanile di Yaman Kelemet; sul versante maschile Petar Đorčevski conferma le sue doti di partner brillante e di solista talentuoso, Lukas Zuschlag disegna un piccolo cammeo ma con la solita
finezza interpretativa e Hugo Mbeng non smette mai di sciorinare tecnica intrepida e netta. Di Lukas Bareman vi ho parlato all'inizio ma resta ancora la sorpresa di István Simon: un danzatore cristallino, di grande presenza scenica e di ottimo livello tecnico, capace di fluidità e al contempo di brio...eccellente!

L'apparato scenografico ad opera di Stefano Katunar è tanto semplice quanto fortemente suggestivo e capace di portarci nei luoghi del racconto grazie soprattutto al magistrale disegno luci di Aleksandar Čavlek, veramente strepitoso! I costumi di Manuela Paladin Šabanović riportano con grande sensibilità a quest'epoca per me
magica, fatta di senso di libertà, di sregolatezza e di possibilità, di abbandono e di sogno, e se il racconto è riuscito è senza dubbio anche grazie alla drammaturgia riscritta da Bálint Rauscher. Insomma, sto diventando sempre più filoSNG ma, se riuscite, andate a vedere una replica (ne sono previste a fine dicembre e ai primi di gennaio): ne vale la pena!